La violenza, in tutte le sue manifestazioni, è un fenomeno tristemente diffuso nella società contemporanea, spesso veicolato e amplificato dai media. Tuttavia, esiste una forma di violenza che si insinua silenziosamente tra le mura domestiche, dove il focolare dovrebbe rappresentare un porto sicuro: la violenza esercitata dai figli nei confronti dei propri genitori. Questa realtà, spesso sottovalutata e nascosta per vergogna, colpisce un numero significativo di famiglie, trasformando il nido familiare in un ambiente ostile e angosciante.
Sebbene l'argomento sia poco dibattuto pubblicamente, la violenza filio-parentale è tutt'altro che un caso isolato. Uno studio condotto nel 2025 e pubblicato su "BMC Public Health" ha evidenziato che quasi il 35% dei giovani intervistati aveva commesso qualche forma di violenza contro i propri genitori. Sebbene la violenza fisica abbia interessato il 10% del campione, quella psicologica ha raggiunto l'82,6%. La psicologa e psicoterapeuta Virginia Suigo sottolinea come questo fenomeno sia ampiamente sottostimato, principalmente a causa della riluttanza dei genitori a parlarne, spinti dalla vergogna e dal senso di colpa.
Tra il 2014 e il 2017, in Italia, le denunce per maltrattamenti in famiglia a carico di minori sono aumentate del 56%, un dato che, pur non essendo comparabile con altri reati, evidenzia una tendenza preoccupante e in costante crescita. La violenza filio-parentale può assumere diverse forme: verbale (insulti, sarcasmo), fisica (lancio di oggetti, aggressioni), economica (furto di denaro, ricatti) ed emotiva (minacce, manipolazioni, fughe da casa). È fondamentale riconoscere queste manifestazioni per poter intervenire tempestivamente.
I figli violenti sono spesso adolescenti o preadolescenti, età in cui il fenomeno si manifesta in modo più evidente. La violenza può scaturire da diverse dinamiche familiari, tra cui l'aver assistito a episodi di violenza domestica, creando un modello comportamentale disfunzionale. Legami eccessivamente stretti o simbiotici con i genitori, soprattutto con la madre, possono portare a esplosioni di rabbia quando il bisogno di autonomia tipico dell'adolescenza viene ostacolato. Anche separazioni conflittuali tra i genitori possono trasformare il figlio in uno strumento di vendetta, amplificando la violenza all'interno della famiglia. Esistono anche casi di famiglie apparentemente serene, dove la ribellione adolescenziale, anche se fisiologica, innesca crisi violente, sorprendendo i genitori.
Per quanto riguarda il ruolo delle sostanze stupefacenti, il report ESPAD\u00aeItalia 2024 ha rilevato un calo nel consumo di sostanze illegali tra gli studenti delle scuole superiori rispetto agli anni precedenti. Tuttavia, la sperimentazione di sostanze psicoattive rimane una componente del processo di crescita. Sebbene non tutti i consumatori di droghe diventino violenti, alcune sostanze possono aumentare il rischio di comportamenti aggressivi a causa dei loro effetti farmacologici e neurotossici. La ricerca di denaro per procurarsi droghe può inoltre innescare conflitti familiari che degenerano in violenza. Contrariamente alla credenza popolare, non esiste un "gene della violenza"; la violenza è spesso una scelta intenzionale, non una predisposizione innata.
Gestire figli violenti richiede un approccio mirato e non puramente punitivo. La punizione, sebbene possa fermare un'azione violenta nell'immediato, non promuove l'interiorizzazione delle regole e può generare rabbia e desiderio di vendetta. Al contrario, è essenziale che i genitori riaffermino i propri diritti, stabiliscano limiti chiari e comprendano le motivazioni dietro il comportamento del figlio. Un piano d'azione che incoraggi comportamenti positivi e definisca le conseguenze per quelli negativi è cruciale, supportato dalla gratificazione per i miglioramenti.
I genitori che affrontano questa difficile situazione non dovrebbero esitare a cercare aiuto. Parlarne con familiari, amici o colleghi può alleggerire il peso emotivo e abbattere il tabù. I professionisti, come medici di base, psicologi e psicoterapeuti, possono offrire percorsi specifici e aiutare i genitori a recuperare tranquillità e autorevolezza. In casi estremi, un allontanamento fisico temporaneo può essere necessario per garantire la sicurezza e permettere l'elaborazione emotiva. Organizzazioni come "Le Querce di Mamre" offrono spazi di accoglienza e supporto, inclusa consulenza legale, per i genitori in difficoltà, sottolineando l'importanza di intervenire precocemente per prevenire un'escalation della violenza.