Gio Evan, un artista contemporaneo che si definisce un "pensautore", ha costruito un percorso unico nel mondo della poesia, della musica e della filosofia. La sua visione artistica si fonda sull'importanza della gioia e di un approccio positivo alla vita, un tema centrale nella sua ultima raccolta di poesie, "La gioia è un duro lavoro". La sua storia di successo, nata da umili origini e forgiata attraverso viaggi e performance di strada, contrasta con il destino del protagonista del film "Un Poeta", offrendo spunti di riflessione sull'arte e sulla resilienza.
Giovanni Giancaspro, in arte Gio Evan, è un poliedrico artista che scrive, canta e suona, distinguendosi nel panorama culturale contemporaneo. Il suo neologismo, "pensautore", riflette la sua predilezione per il pensiero profondo che si trasforma in espressione artistica. Gio ha raggiunto un successo virale, un risultato non comune per figure artistiche di questo genere, e la sua storia si lega in modo interessante al film "Un Poeta" di Simón Mesa Soto, pellicola che ha ottenuto riconoscimenti a Cannes 2025 e sarà nelle sale dal 26 marzo distribuita da Cineclub Internazionale. Il film esplora il dissidio e la lotta di un poeta, offrendo un parallelo con il percorso di Gio Evan, che ha superato le difficoltà per affermarsi.
Il percorso di Gio Evan è iniziato senza risorse, ma con una determinazione incrollabile. I suoi viaggi in bicicletta, dall'India al Sudamerica, sono stati tappe fondamentali nella sua crescita artistica e personale. Attraverso poesie, musica, filosofia e performance di strada, ha sviluppato un approccio all'arte che è sia ampio che non convenzionale. La sua recente pubblicazione, "La gioia è un duro lavoro" (Feltrinelli), è la sua nona raccolta di poesie, arricchendo un portfolio che include anche cinque romanzi e cinque album musicali.
In un'intervista esclusiva, Gio ha raccontato: "Sono partito dal nulla e ho raggiunto grandi teatri e case editrici importanti, ma ci sono voluti quindici anni di lavoro costante, anche se la mia notorietà è cresciuta negli ultimi sette. È stato un cammino lungo, perché le persone che procedono con calma impiegano tempo per arrivare, e io ho impiegato altrettanto tempo per rendermi conto di non essere più solo". Questa affermazione sottolinea la perseveranza e la gradualità del suo successo.
Il confronto con Oscar Restrepo, il poeta colombiano interpretato da Ubeimar Rios nel film di Simón Mesa Soto, è particolarmente significativo. Restrepo, un personaggio grottesco e malinconico, non raggiunge mai una realizzazione soddisfacente nella sua arte. Gio Evan commenta: "Mi ha ricordato certi personaggi di Woody Allen, una persona molto lontana dall'estetica dominante, introspettiva, che si tormenta con i propri pensieri e non è serena con se stessa". Nonostante le differenze, Gio ammette di riconoscersi in parte nel personaggio di Oscar: "In realtà, spesso mi sento un po' come lui. È quasi colpa della poesia, non sua. Questo mestiere ti spinge all'introspezione profonda, e a volte si rimane intrappolati. La mia salvezza è stata la mia natura 'fricchettona'; non ho avuto scrivanie su cui appoggiarmi, ho scritto su rocce, alberi, marciapiedi, e questo mi ha mantenuto attivo anche fisicamente".
La nascita della sua passione per la poesia è stata un processo più logico che spontaneo, alimentato dalla solitudine. "Ero negato per il disegno, quindi mi sono subito rivolto alla scrittura. La scuola me l'aveva fatta detestare, ma l'ho riscoperta in India, grazie a giorni di vuoto, silenzio e solitudine. Appuntavo la vita, perché ci si innamora della poesia quando ci si innamora della vita. Abbiamo avuto troppi poeti tristi che ci hanno lasciato opere bellissime, ma intrise di una malinconia difficile da integrare nel quotidiano. Sono citazioni meravigliose, ma ci hanno logorato l'anima, un po' come accade a Oscar nel film".
Quando gli si chiede come sia riuscito a rendere la sua poesia così accessibile e amata dal pubblico, Gio risponde: "È difficile spiegarlo. Sicuramente a un certo punto tutte le persone che risuonavano sulla mia stessa frequenza si sono unite a me e sono rimaste. Quando ho deciso di intraprendere questa professione, i social media sono stati il mio strumento principale. Ho trattato la poesia con una gioia immensa, con devozione, rispetto, amore e senza rimpianti. Avrei potuto guadagnare di più scrivendo poesie più 'maledette', perché il 'dark' attrae maggiormente. Purtroppo, esistono poeti e lettori che hanno snaturato l'amore. Oggi lavorare sulla gioia è molto più arduo, ma la mia forza risiede nell'aver trattato la poesia come una preghiera".
Definirsi "pensautore" per Gio Evan significa essere innamorato del pensiero. "Il fatto che il pensiero diventi poesia è solo il risultato di un buon lavoro. È come una scrivania ben levigata e decorata che prima era solo un tronco. Il falegname decide la forma. Così, il poeta affina e seleziona le parole giuste, che non possono essere fraintese o distrutte da altre tesi. Altrimenti, il pensiero resta solo prosa".
Riguardo alla domanda del regista Simón Mesa Soto sull'eventuale fallimento nell'arte, Gio Evan non si è mai posto questo quesito. "Non me lo sono mai chiesto, perché continuerei a scrivere comunque. Cambierebbe solo il modo di guadagnarsi da vivere, ma ho sempre avuto molteplici modi per farlo, continuerò a fare acrobazie, a partire dall'arte di strada. Molto probabilmente, con altri mezzi, avrei realizzato prima ciò che sto costruendo ora. Sto cercando di creare un ecovillaggio autosufficiente attraverso prodotti biodinamici da agricoltura biologica".
Parlando di cinema, Gio ha molti film nel cuore. "Ne ho troppi! Se dovessi scegliere, partirei dal mio film di sempre, che ho tatuato nell'anima: ovviamente, '8½' di Fellini. Tra i più recenti che ho visto, 'Send Help' di Sam Raimi e 'Bugonia' di Yorgos Lanthimos. Amo molto questi due registi; mi attraggono i film così surreali". Non è un caso, dunque, che tra la figura dell'artista fallito del film "Un Poeta" e i mondi distorti del cinema che predilige, Gio Evan abbia trovato una terza via, in cui la poesia non è una fuga, ma una possibilità inesauribile di espressione e connessione.
Gio Evan incarna una prospettiva in cui l'arte è un mezzo per esplorare la vita e la gioia, proponendo un modello di poeta contemporaneo che trascende le convenzioni e ispira attraverso la sua autenticità e il suo impegno nel promuovere un messaggio di speranza e consapevolezza.