Il ritorno a casa del fondista Davide Graz a Sappada, dopo aver conquistato la medaglia di bronzo olimpica nella staffetta, è stato accolto con un'esplosione di entusiasmo. Il giovane atleta, affiancato dalla concittadina Lisa Vittozzi, ha condiviso la gioia con una comunità profondamente legata allo sport. L'evento ha non solo celebrato un successo individuale e di squadra, ma ha anche messo in luce la straordinaria tradizione sportiva di Sappada, un piccolo comune che continua a produrre talenti olimpici. Graz ha ripercorso il suo percorso, dall'ammirazione per i campioni del passato all'impegno costante, sottolineando il ruolo cruciale della cultura sportiva locale e la sua aspirazione a ispirare le future generazioni. La sua medaglia rappresenta un primo, significativo traguardo in una carriera promettente, frutto di sacrifici e di una crescita costante.
Il trionfante ritorno di Davide Graz a Sappada e il suo impatto sulla comunità
Nella fredda sera del 25 febbraio 2026, la pittoresca località di Sappada, immersa nel cuore delle Dolomiti friulane, si è trasformata in un palcoscenico di festa e orgoglio per accogliere i suoi eroi olimpici. Al centro dell'attenzione, il giovane campione di sci di fondo, Davide Graz, classe 2000, che ha fatto ritorno a casa con la preziosa medaglia di bronzo al collo, conquistata nella staffetta dei Giochi Olimpici Invernali insieme ai compagni di squadra Pellegrino, Barp e Carollo. Accanto a lui, la talentuosa Lisa Vittozzi, altra eccellenza sportiva di Sappada, per una celebrazione congiunta che ha infiammato gli animi di tutti i presenti.
Graz, visibilmente emozionato, ha espresso la sua profonda gratitudine per l'accoglienza calorosa dei suoi concittadini. Ha ricordato con commozione il 2006, quando, da bambino, ammirava i ritorni trionfali di Pietro Piller Cottrer e Giorgio Di Centa dalle Olimpiadi di Torino, sognando un giorno di vivere la stessa esperienza. Un sogno che, grazie alla sua dedizione e al supporto della sua comunità, si è avverato. La sua medaglia non è solo un successo personale, ma si aggiunge al prestigioso palmarès olimpico di Sappada, portando a tredici il numero totale di medaglie vinte dagli atleti locali ai Giochi Invernali. Un risultato straordinario per un comune di appena 1300 abitanti, che vanta una rappresentanza olimpica ininterrotta dal 1992.
Interrogato sul 'segreto' di Sappada, Graz ha enfatizzato come lo sport sia radicato nella cultura locale, creando un ambiente sano di agonismo e passione. Non solo sci di fondo e biathlon, ma anche altre discipline come lo sci alpino, con atleti del calibro di Emanuele Buzzi, e lo snowboard, rappresentato da Giacomo Kratter, testimoniano la versatilità e la profondità del talento sportivo della valle. La capacità di Sappada di essere costantemente presente ai Giochi Olimpici Invernali per dieci edizioni consecutive, nonostante le sue ridotte dimensioni, è un motivo di grande orgoglio e un esempio illuminante di come la dedizione e il sostegno comunitario possano forgiare campioni.
Ripercorrendo la gara della staffetta, Graz ha raccontato di averla affrontata con la consueta determinazione, gestendo la pressione e concentrandosi sull'obiettivo di mantenere il contatto con i primi. Ha descritto l'emozione provata nel tifare per i suoi compagni, Elia Barp, Martino Carollo e Federico Pellegrino, vivendo attimi di apprensione e di gioia incontenibile. In particolare, ha lodato la freddezza e l'esperienza di Pellegrino nel recuperare posizioni e assicurare il bronzo, un risultato che il team aveva inseguito per quattro anni. Questa medaglia, ha sottolineato, è il frutto di un percorso di crescita e di una maggiore consapevolezza delle proprie capacità, ma è solo il primo passo verso nuovi traguardi, con l'obiettivo di continuare a migliorare e a sfidare le potenze dello sci di fondo, come la Norvegia.
Il campione ha anche riflettuto sull'importanza del suo ruolo come fonte d'ispirazione. Pensando al bambino che era nel 2006, spera che la sua vittoria possa accendere la stessa scintilla nei giovani di Sappada, perpetuando la ricca tradizione sportiva della valle. Infine, ha voluto ringraziare tutti coloro che lo hanno sostenuto in questo viaggio, dalla sua famiglia e la sua ragazza, che hanno condiviso i sacrifici di mille giorni lontano da casa, al corpo sportivo delle Fiamme Gialle, ai tecnici e ai compagni di squadra, tutti artefici di un successo che ha un sapore ancora più dolce perché condiviso.
La storia di Davide Graz e di Sappada ci insegna il valore inestimabile della tenacia e del legame con le proprie radici. In un mondo sempre più globalizzato, la piccola comunità di Sappada dimostra come la passione condivisa e il supporto reciproco possano coltivare talenti straordinari, capaci di raggiungere i vertici dello sport mondiale. La speranza di Graz di ispirare le nuove generazioni non è solo un desiderio, ma una promessa di continuità, un eco che risuonerà tra le montagne di Sappada per molti anni a venire, ricordando che ogni grande sogno inizia con un piccolo camoscio.