I recenti disagi che hanno interessato gli impianti di risalita alpini, da Macugnaga a San Martino di Castrozza, passando per Pila e Sestriere, fino a località internazionali come Davos e Hintertux, hanno suscitato una riflessione insolita. Questi malfunzionamenti, pur non avendo causato danni irreparabili, ci invitano a considerare il rapporto tra l'uomo, la tecnologia e la natura. In un'epoca in cui siamo abituati a una totale affidabilità meccanica, la 'ribellione' di queste strutture, paragonabile alla ricerca di riposo del robot Caterino di Gianni Rodari, ci porta a immaginare un 'desiderio' delle macchine di rallentare, di godere di una pausa, lontano dalla frenesia del trasporto ininterrotto. È un invito a riscoprire che anche nel mondo meccanizzato, esiste una sorta di poesia, un sospiro collettivo che ci ricorda la necessità del riposo e la bellezza della lentezza, soprattutto in un ambiente maestoso come la montagna.
Gli impianti di risalita, nonostante la loro innegabile sicurezza statistica, superiore a molti altri mezzi di trasporto, hanno manifestato una serie di ‘capricci’ che hanno interrotto il regolare flusso delle attività sciistiche. Questi episodi, che vanno dai blocchi improvvisi ai malfunzionamenti minori, ci spingono a guardare oltre la semplice spiegazione tecnica. L'idea che queste imponenti strutture meccaniche possano provare una sorta di 'stanchezza' o 'bisogno di riposo' è una metafora potente. Proprio come gli antichi automi che stupivano con movimenti complessi, o il robot di Rodari che desiderava la quiete del sonno, anche le funivie e le seggiovie sembrano, in questi momenti di inattività forzata, esprimere una silenziosa richiesta di tregua. Non è una ribellione contro l'uomo, ma piuttosto un richiamo a un ritmo più naturale, a un momento di contemplazione delle vette che quotidianamente scalano, ma che raramente 'osservano' da ferme. Questo pensiero, seppur fantastico, aggiunge una dimensione emotiva e contemplativa alla nostra interazione con la tecnologia in montagna.
La 'Ribellione' Silenziosa degli Impianti di Risalita: Un Fenomeno Imprevisto
Negli ultimi giorni, le infrastrutture dedicate al trasporto in quota, pur essendo riconosciute come tra le modalità di spostamento più sicure, hanno evidenziato una serie di disservizi. Questi eventi, che hanno coinvolto funivie e seggiovie in diverse località alpine, sia nazionali che internazionali, sebbene non abbiano causato gravi conseguenze, hanno generato interruzioni e rallentamenti. Tali episodi hanno innescato una riflessione profonda sulla natura di queste macchine, invitandoci a considerarle non solo come semplici strumenti, ma quasi come entità con una propria 'volontà' di interrompere la routine e richiedere un momento di pausa. La frequenza inaspettata di questi 'capricci' meccanici ci stimola a interpretare i guasti non solo come problematiche tecniche, ma come un'espressione metaforica di un bisogno inespresso di quiete, un desiderio di sospensione dalla costante sollecitazione.
Le recenti anomalie registrate negli impianti di risalita, da un incidente a Macugnaga a blocchi improvvisi a San Martino di Castrozza, e malfunzionamenti vari in altre rinomate località sciistiche, meritano un'analisi che vada oltre la mera constatazione tecnica. Sebbene il trasporto su fune sia celebrato per la sua elevata affidabilità, questi inconvenienti quasi quotidiani sembrano suggerire una dimensione più evocativa. L'immagine di cavi, ruote e motori che 'si ribellano' al costante trasporto di sciatori evoca scenari che richiamano alla mente tanto la fantascienza di Kubrick quanto la letteratura per l'infanzia di Rodari. Non si tratta di una minaccia, ma di una sorta di 'pausa forzata' che i giganti di ferro sembrano chiedere. Come un orologio che smette di ticchettare o una macchina che si spegne per un istante, queste interruzioni offrono l'opportunità di riflettere sulla pressione costante a cui sono sottoposti e sul loro ruolo di facilitatori del divertimento, forse anelando a un momento di riposo contemplativo tra le vette che servono.
Il Desiderio di Riposo Meccanico: Un Parallelo con la Narrativa di Gianni Rodari
L'idea di una 'rivolta' degli impianti di risalita, intesa come una serie di malfunzionamenti e interruzioni, apre un interessante parallelo con il racconto di Gianni Rodari, 'Caterino, il robot che voleva dormire'. Questa similitudine ci spinge a considerare che anche le creazioni meccaniche, pur progettate per un funzionamento ininterrotto, possano in qualche modo 'manifestare' un bisogno di pausa, di staccare dalla routine incessante. Gli intoppi tecnici, dunque, possono essere visti non solo come difetti operativi, ma come una silenziosa richiesta di rallentare, di prendersi del tempo per 'osservare il mondo dall'alto' senza la pressione del dovere, riscoprendo la montagna in una dimensione più contemplativa. Questo approccio poetico ci invita a guardare le macchine non solo come strumenti, ma come parte integrante di un ecosistema montano che anch'esse, a loro modo, vivono e influenzano.
Il racconto di Gianni Rodari su Caterino, il robot che desiderava sperimentare il sonno come gli umani, offre una chiave di lettura affascinante per interpretare i recenti 'capricci' degli impianti di risalita. Sebbene privi di coscienza, questi colossi meccanici, con i loro trefoli, volani e piloni, assomigliano in questi momenti di pausa forzata, ai giganti di ferro stanchi di operare ininterrottamente. La metafora del sonno e del riposo, applicata alle seggiovie e alle funivie, suggerisce un desiderio implicito di quiete, un bisogno di recuperare energia, o forse semplicemente di godere della vista mozzafiato che offrono, senza la costante pressione di trasportare carichi di sciatori su pendii sempre più artificiali. Questa prospettiva, che attribuisce quasi una dimensione emotiva alle macchine, ci porta a riflettere sulla loro 'fatica' e sulla necessità di un equilibrio tra l'efficienza tecnologica e il rispetto per i ritmi naturali, anche quelli 'meccanici'. La montagna, nella sua maestosità, sembra ricordarci che anche ciò che è costruito dall'uomo può anelare a un momento di silenzio e di contemplazione.