Per lungo tempo, un'opera significativa è rimasta celata alla notorietà, immersa nelle fitte foreste dei Pirenei catalani, a notevole distanza da Barcellona e ad un'altitudine considerevole. Oggi, tuttavia, un edificio risalente all'inizio del XX secolo, noto come Xalet del Catllaràs, sta finalmente emergendo dall'ombra grazie a uno studio approfondito. Questa ricerca scientifica, voluta dal Dipartimento della Cultura della Catalogna, ha ufficialmente attribuito il progetto all'illustre architetto Antoni Gaudí. Un'attribuzione di grande risonanza, soprattutto perché l'architetto non ne rivendicò mai pubblicamente la paternà, rendendo questa scoperta una vera e propria rivelazione nel panorama della sua produzione.
La ricerca, meticolosamente condotta dall'architetto Galdric Santana, docente presso la Scuola Tecnica Superiore di Architettura di Barcellona (ETSAB) e direttore della Cattedra Gaudí dell'Universitat Politècnica de Catalunya, ha rivelato come l'edificio, situato nel cuore di La Pobla de Lillet, mostri chiaramente l'impronta distintiva e le metodologie innovative proprie di Gaudí. Queste caratteristiche uniche hanno fornito prove inconfutabili della sua autorialità, nonostante la mancanza di una rivendicazione pubblica da parte del maestro. Questa inattesa attribuzione giunge in un momento particolarmente opportuno, coincidendo con le celebrazioni dell'Anno Gaudí, che commemorano il centenario della scomparsa dell'architetto. Un ricco programma di eventi culturali è stato ideato per riavvicinare il pubblico all'eredità di Gaudí, mettendo in luce non solo le sue opere più celebri, ma anche quelle meno conosciute, come lo Xalet del Catllaràs. L'obiettivo è promuovere una comprensione più ampia e interdisciplinare del suo genio, favorendo al contempo la conservazione e la diffusione del suo inestimabile patrimonio.
Originariamente concepito come alloggio per gli ingegneri, i tecnici e gli operai impiegati nelle miniere di carbone della Serra del Catllaràs, che rifornivano la vicina cementeria Asland di Clot del Moro, lo Xalet del Catllaràs rappresenta un esempio notevole di architettura funzionale. Questo edificio di circa 400 metri quadrati, pur essendo situato in un contesto isolato e impervio, esibisce una qualità architettonica sorprendente. Secondo Santana, l'opera può essere interpretata come una "reinterpretazione in scala maggiore dei rifugi montani a punta costruiti nei Pirenei alla fine del XIX secolo". La sua pianta rettangolare si sviluppa su tre livelli, collegati da una scala esterna semicircolare, originariamente in muratura. La distribuzione degli spazi rifletteva le gerarchie lavorative dell'epoca: il personale di servizio occupava il piano terra, mentre i dirigenti alloggiavano al primo piano e il personale subalterno era destinato al sottotetto, concepito come un unico ambiente. L'elemento più distintivo, che maggiormente suggerisce la mano di Gaudí, è la copertura a sesto acuto, risolta internamente con una catenaria che si estende fino al suolo, trasformandosi in facciata. Questa soluzione è un richiamo diretto alle applicazioni e alle sperimentazioni strutturali dell'architetto, che vedeva nei rifugi di montagna edifici altamente funzionali, capaci di integrarsi naturalmente nel paesaggio grazie all'uso di materiali locali.
Lo studio, che ha portato a questa significativa attribuzione, è stato il frutto di un'analisi documentale e costruttiva durata tre anni. Galdric Santana, un rinomato esperto dell'opera di Gaudí, ha raccolto prove geometriche, strutturali e compositive che forniscono un supporto oggettivo all'attribuzione. La comparazione con elaborati grafici di altre opere di Gaudí, l'esame di fotografie e materiali storici, l'osservazione di specifici aspetti tecnici e i rilievi tridimensionali condotti hanno offerto una lettura coerente con il suo distintivo linguaggio progettuale, rivelando dettagli cruciali. Ad esempio, l'analisi della sezione trasversale dell'edificio e della geometria dell'arco principale ha evidenziato le somiglianze tra archi parabolici e archi catenari, entrambi elementi caratteristici dell'opera di Gaudí. Inoltre, l'organizzazione degli accessi agli ambienti attraverso disimpegni a 45 gradi è una soluzione ricorrente nel periodo tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo, impiegata anche nella contemporanea Villa Bellesguard.
Il rapporto colloca la progettazione dello Xalet del Catllaràs tra il 1901 e il 1908, un periodo che coincide con la costruzione della fabbrica Asland, fondata da Eusebi Güell, un importante committente di Gaudí. È noto che in quegli anni gli architetti spesso non firmavano opere che non venivano eseguite fedelmente secondo il progetto originale, e Gaudí era contemporaneamente impegnato in numerosi e significativi incarichi commissionati proprio da Güell. Il rapporto chiarisce che il maestro del Modernismo catalano fu effettivamente l'ideatore del progetto dello chalet, ma non ne supervisionò la costruzione. Questa fu affidata a terzi, probabilmente al suo collaboratore Juli Batllevell, e per tale ragione l'impianto formale e strutturale inizialmente proposto subì alcune modifiche. Questa ricostruzione storica contribuisce a spiegare perché Gaudí non rivendicò mai pubblicamente la paternà dell'opera. Dopo essere stato ceduto al Comune di La Pobla de Lillet nel 1932, lo chalet ha subito diversi interventi, tra cui modifiche alle finestre e al basamento. Dopo un periodo di degrado, è stato ristrutturato nel 1971 e adattato a casa per colonie. Un restauro iniziato nel 2015 e concluso nel 2020 ha permesso di ripristinare l'aspetto storico dell'edificio, inclusa la scala originaria, e di restituirgli la sua identità, aprendo la possibilità di recuperare la sua funzione originale come rifugio di montagna.