Il lungometraggio d'esordio di NB Mager, intitolato 'Run Amok', riprende e sviluppa l'idea di un cortometraggio precedente, proponendo un'analisi profonda delle ripercussioni di una violenza scolastica negli Stati Uniti. La pellicola vede protagonista Alyssa Marvin, affiancata da noti attori come Patrick Wilson, Margaret Cho e Molly Ringwald, e si concentra sulla difficile ma necessaria elaborazione del trauma da parte di una giovane vittima, mettendo in discussione le reazioni istituzionali e la tendenza a minimizzare il dolore collettivo.
La narrazione segue Meg, una studentessa la cui madre fu vittima di una sparatoria dieci anni prima, mentre cerca di trasformare il lutto in un'opportunità di guarigione attraverso la creazione di un musical. Questa scelta audace e inaspettata sfida il desiderio della comunità di dimenticare e di evitare un confronto sincero con la tragedia, rivelando le paure e le incomprensioni degli adulti. Nonostante le resistenze, specialmente da parte del corpo docente, il progetto di Meg, sostenuto dal professore di musica Mr. Shelby (Patrick Wilson), acquista forma, diventando un potente atto di resilienza che ignora i tentativi di censura e le soluzioni semplicistiche.
Il film, lontano dalla mera provocazione, si addentra nel percorso emotivo della protagonista, esplorando il modo in cui l'arte possa fungere da veicolo per esprimere l'inesprimibile e superare il dolore. Attraverso improvvisazioni e 'flash mob', Meg rompe i confini tra finzione e realtà, offrendo una visione complessa e sfaccettata del trauma che coinvolge non solo le vittime dirette ma anche chi è ai margini, come la madre dell'aggressore. 'Run Amok' sottolinea il potere unificante dell'arte come ponte tra generazioni e culture diverse, proponendo una via di comunicazione autentica in un mondo spesso incline alla paura e al rifiuto del diverso, e offre un punto di vista empatico sulla prospettiva degli adolescenti contemporanei.
Questo film ci invita a riflettere sulla capacità trasformativa dell'arte e sull'importanza di affrontare il dolore e i traumi collettivi con onestà e coraggio. Dimostra come la creatività possa essere un catalizzatore per la comprensione reciproca e per la costruzione di una società più resiliente, capace di superare le divisioni e le incomprensioni attraverso l'espressione autentica delle proprie esperienze. È un inno alla speranza e alla forza dello spirito umano di fronte alle avversità.