Il Festival di Sanremo 2026, una delle manifestazioni musicali più attese d'Italia, ha visto salire sul palco dell'Ariston i suoi trenta protagonisti, ognuno portatore non solo di una canzone e uno stile distintivo, ma anche di una storia unica legata al proprio nome d'arte. Questo articolo esplora le origini e i significati dietro gli pseudonimi di alcuni dei cantanti in gara, svelando le vere identità che si celano dietro i riflettori e offrendo uno sguardo affascinante sul processo creativo che porta alla nascita di un'identità artistica.
Molti artisti scelgono un nome d'arte per diverse ragioni: può essere un'evoluzione di un soprannome, un omaggio a figure significative, un richiamo a esperienze personali o persino un acronimo. Chiello, al suo debutto a Sanremo, il cui vero nome è Rocco Modello, ha visto il suo pseudonimo evolversi da soprannomi passati come Phago e Pistacchiello. Fulminacci, invece, il cui nome reale è Filippo Uttinacci, ha adottato il suo pseudonimo su suggerimento di un amico di famiglia, evocando le esclamazioni tipiche dei fumetti anni '60, un tocco nostalgico che si riflette nella sua musica.
Ditonellapiaga, ovvero Margherita Carducci, ha scelto un nome che, nelle sue stesse parole, doveva "disturbare e dare fastidio", riflettendo la natura provocatoria della sua espressione artistica. Pietro Morandi, noto come Tredici Pietro, ha optato per questo pseudonimo in onore del suo gruppo di tredici amici d'infanzia a Bologna, un tributo alla sua giovinezza e ai legami che lo hanno formato. LDA, acronimo di Luca D'Alessio, e Aka7even, al secolo Luca Marzano, dimostrano come i nomi d'arte possano essere sia diretti che profondamente personali. Il numero 7 nel nome di Aka7even è un riferimento a un'encefalite infantile che ha segnato la sua vita, rendendolo un simbolo ricorrente nella sua esistenza.
Altri esempi notevoli includono Maria Antonietta (Letizia Cesarini) e Colombre (Giovanni Imparato). Quest'ultimo ha trovato ispirazione nel racconto di Dino Buzzati, dove il colombre simboleggia le paure più profonde, un nome che aggiunge un ulteriore strato di profondità alla sua figura artistica. Samurai Jay, pseudonimo di Gennaro Amatore, ha ricevuto il suo soprannome da un amico, influenzato dal suo look che ricordava i guerrieri giapponesi. Nayt, il cui vero nome è William Mezzanotte, ha giocato con l'assonanza del suo cognome con la parola inglese "night", trasformandolo in un'identità enigmatica. Eddie Brock, ossia Edoardo Iaschi, ha omaggiato il personaggio Marvel di Venom, rivelando una passione per i fumetti che si intreccia con la sua arte.
Infine, alcuni nomi d'arte sono diventati iconici nel panorama musicale italiano, come Levante (Claudia Lagona), il cui nome rimanda al celebre film "Il Ciclone". Patty Pravo, nata Nicoletta Strambelli, scelse il suo nome d'arte agli albori della sua carriera, ispirandosi alle "anime prave" dell'Inferno dantesco e al desiderio di un'immagine internazionale. Arisa, vero nome Rosalba Pippa, ha creato un acronimo dai nomi dei membri della sua famiglia, un gesto intimo che lega la sua identità artistica alle sue radici. Mara Sattei, Sara Mattei all'anagrafe, ha invertito le iniziali del suo nome e cognome, un piccolo ma significativo cambiamento che ha plasmato la sua persona pubblica. Queste storie mostrano come ogni nome d'arte sia una narrazione a sé, un ponte tra l'individuo e il personaggio che si presenta al pubblico, aggiungendo mistero e fascino al mondo della musica.